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Apr 14 2017

I turisti della salute

Per convincerli a curarsi in Veneto, lo scorso settembre Vincenzo Papes, amministratore delegato della casa di cura Villa Maria di Padova e del Centro di Medicina di Treviso, va a cercare i pazienti russi direttamente alla fiera Med Show di Mosca con al seguito i più importanti albergatori veneti. L’offerta è di check up di prevenzione in clinica, più soggiorno turistico in hotel termali a 5 stelle. Come dargli torto. Secondo le stime di Deloitte i viaggi degli abitanti della Russia per motivi di salute valgono 1,4 miliardi di dollari l’anno. Almeno un paziente su quattro si sposta alla ricerca di cure d’eccellenza che a casa non ritiene di trovare.

Business emergente

Il manager veneto non è il solo ad avere fiutato il business. L’imprenditore emiliano Giorgio Ricci, con uno staff di medici e tour operator russi e arabi, si impegna a rispondere via email in 48 ore a chi vuole venire a curarsi in Emilia Romagna: il paziente-turista deve compilare due moduli, uno con i problemi di salute, l’altro con i desiderata per le visite culturali. Il 2 marzo la sua startup Turisalus firma un accordo con l’assessorato al Turismo dell’Emilia Romagna per la nascita di un Dipartimento per il turismo sanitario, che sarà attivo nel giro di due mesi. I colossi italiani della Sanità privata accreditata si spingono ancora più in là. Già nel giugno 2015 il gruppo ospedaliero Humanitas di Milano sigla un accordo con la compagnia assicurativa sanitaria Daman controllata dal governo di Abu Dhabi. Così, oggi, tre milioni di titolari dell’assicurazione degli Emirati Arabi e degli altri Paesi del Golfo Persico possono farsi curare nelle strutture dell’imprenditore Gianfelice Rocca. E il Gruppo San Donato della famiglia Rotelli adesso vola a Dubai. Nel cuore della città, al distretto sanitario di Healthcare City, ad aprile verrà inaugurata una sede di rappresentanza. Non finisce qui. Per farsi conoscere dai (ricchi) pazienti stranieri gli ospedali iniziano anche a mettersi in vetrina su piattaforme online dedicate: il Careggi di Firenze è presente su archimedicx.com; lo stesso vale per il cardiologico Monzino di Milano, su placidway.com.

Mercato globale

Tutto per attrarre gli health travellers, i viaggiatori della salute. È un nuovo mercato utile anche a rimpinguare i bilanci degli ospedali (soprattutto privati accreditati) in un momento in cui i finanziamenti pubblici sono a crescita zero. Così l’obiettivo è conquistare pazienti arabi e russi pronti a mettere mano al portafoglio per cure d’alta specialità e complessità come cardio e neurochirurgia, terapie oncologiche e interventi antiobesità, ma anche per check up su misura. Del resto, il turismo medico appare in rapida ascesa, anche se i numeri del fenomeno sono ancora incerti. Per l’associazione Patients Beyond Borders i pazienti coinvolti in viaggi della salute sono 14 milioni per un fatturato tra i 45 e i 72 miliardi di dollari. La Medical Tourism Association stima addirittura un giro d’affari di 100 miliardi per 11 milioni di pazienti.

Le ricadute per gli italiani

Per ora le stime, ancora approssimative, parlano di cinquemila pazienti l’anno attirati dagli ospedali italiani, in arrivo principalmente da Russia, Emirati Arabi e Svizzera. Studia il fenomeno l’università Bocconi. «Siamo abituati agli italiani che escono dai confini per curarsi low cost — spiega Lorenzo Fenech, ricercatore dell’Osservatorio sui consumi privati in sanità Sda Bocconi —. Finora il turismo sanitario è stato visto solo nella sua accezione negativa, come fuga dal servizio sanitario. In realtà, visto anche come fenomeno in entrata, può avere numerosi aspetti positivi: l’esistenza di un flusso di pazienti in arrivo dall’estero non vuole dire necessariamente ridurre l’offerta rivolta ai pazienti italiani, ma può essere l’occasione per attrarre risorse utili per nuovi investimenti e aumentare la risposta ai bisogni di salute di tutti. In questa direzione, il fenomeno può favorire un incremento della casistica di patologie rare garantendo la sostenibilità di un presidio negli ospedali. È un modo,anche, per costruire un brand della sanità italiana, che può aiutare a migliorare la percezione sia di chi ci lavora sia degli ammalati, sviluppando un senso di appartenenza. E ancora, l’arrivo di pazienti dall’estero può servire a rafforzare il posizionamento del sistema sanitario nei network scientifici internazionali». Tra il 25 e il 27 maggio a Milano è in programma la prima fiera di settore, Intercare (International Medical Tourism Exhibition).

Incontri tra scienza e affari

Al Palazzo delle Stelline si incontreranno cliniche estere e italiane, tour operator, assicurazioni e broker. La organizza Equipe International, società specializzata in eventi fieristici su trend emergenti: «Renderemo possibile l’incontro tra domanda e offerta — spiega Maurizio Cavezzali, ceo di Equipe International —, favorendo accordi commerciali e scambi scientifici». Tra i partecipanti, il ministro del Turismo croato Veljko Ostoji, pronto a fare partire un portale per promuovere i viaggi della salute con lo slogan: «Croatia, full of Health». Ma ora gli ospedali italiani non hanno più intenzione di restare a guardare. «La qualità del servizio sanitario unita al posizionamento nel turismo potrebbe farci diventare leader del settore — sottolinea Fenech —. Ma se vogliamo cogliere l’opportunità dobbiamo fare entrare l’argomento nell’agenda delle politiche pubbliche e gli ospedali devono impostare strategie comuni per caratterizzarsi rispetto al resto d’Europa».

Fonte: Corriere della Sera

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